sabato 19 dicembre 2015

UN TEMPO, NATALE

A chi passa da queste parti i migliori auguri di serene festività




C’era l’attesa
di Gesù Bambino
ma nessuno riusciva
mai a vederlo
mentre entrava
nelle case di notte
a portare i doni.

L’albero vestito a festa
sorrideva
e il piccolo presepe
dal muschio profumato
meravigliosamente
in silenzio
parlava

- Giovanna Giordani - 


giovedì 17 dicembre 2015

BAMBINELLO






Osannavano
il piccolo Dio
povero
le antiche stelle
e nel corrusco cielo
e fra i pastori
grande
era la Festa
che divideva il Tempo

Ancora oggi
infiniti presepi
si sparpagliano nel mondo
e Lui rinasce
puntuale
e perdona

- Giovanna Giordani

martedì 1 dicembre 2015

SIDDY, LA STELLINA VAGANTE




Siddy era una stellina molto piccola ed era quasi senza luce. Era nata così, da una famiglia di stelle grandi e magnifiche che si potevano ammirare nel cielo. I suoi genitori-stelle e le sue sorelle-stelline le volevano molto bene e si rammaricavano che non potesse splendere come loro. Nelle limpide notti d’inverno le stelle si specchiavano fra di loro, ma Siddy non rifulgeva come le altre e se ne stava in disparte con un’ombra di tristezza sul faccino circondato dai suoi piccoli raggi quasi invisibili.
Gli anni passavano e dal cielo le stelle assistevano a tutto quello che avveniva sul pianeta Terra dove vedevano gli umani che spesso si azzuffavano e si facevano del male, ma qualche volta, per fortuna, alcuni anche si abbracciavano. Alle  stelle piacevano particolarmente quelli che si abbracciavano e non si facevano del male.
Certe notti le stelle si accorgevano che alcuni umani si soffermavano a guardarle tanto intensamente solleticando così la loro vanità e allora si divertivano e ridevano diventando così sempre più splendenti.
Una notte d’inverno particolarmente limpida e serena la nostra Siddy chiese ai suoi genitori di poter scendere sul pianeta Terra poiché le era sembrato di vedere, fra l’oscurità che lo avvolgeva, una luce particolare che sembrava perfino più bella e luminosa della loro.
I genitori-stelle dapprima risposero con un no deciso, ma poi, a seguito delle continue insistenze della loro figlioletta che era nata così diversa da loro, decisero di acconsentire, ma ad una sola condizione: avrebbe dovuto far ritorno prima dell’alba.
Siddy, felicissima, si mise in cammino e cominciò a scendere lentamente dal cielo verso quella luce che l’attirava come una calamita. La Terra ormai non era più così lontana e lei stava sorvolando grandi pianure, laghi, mari e montagne, seguendo sempre quella bellissima luce. Finchè giunse sopra una grande prateria dove i pastori conducevano le loro greggi. A loro poi si univano altre persone e perfino dei re. Siddy ormai era proprio vicinissima e poteva anche sentire le loro voci. Ecco, parlavano proprio della luce verso la quale lei si stava dirigendo e riuscì a udire solo queste parole: - Verranno anche gli angeli e canteranno divinamente -. Siddy era davvero sempre più incuriosita e, mano a mano che si avvicinava alla sua meta, si accorse che quella luce speciale proveniva da una capanna dove stava una mamma, un papà e un bambino in una culla. Ma, meraviglia delle meraviglie, il bambino era attorniato da quel fulgore accecante che lei aveva visto dal cielo e tutto intorno un coro di angeli cantava dolcissime canzoni. Lei li aveva visti ancora gli angeli passeggiare dalle sue parti, ma non sapeva che sapessero cantare così bene!
Siddy era emozionatissima, sentiva dentro di lei una grande curiosità e, piano piano, cercando di non farsi notare si avvicinò a quella capanna e cercò di appoggiarsi leggera sul tetto da dove le sembrava di poter ammirare meglio quello spettacolo meraviglioso. Appena adagiata sul bordo del tetto di paglia Siddy si sentì pervadere da una grande gioia e, mentre gli angeli cantavano, le parve che il bambino nella culla le sorridesse. La piccola stellina si rese conto allora che qualcosa di straordinario  stava accadendo proprio a lei, poiché la luce che emanava quel bambino la stava avvolgendo facendola splendere come non mai. Le persone che si inginocchiavano davanti a quel pargoletto nella culla alzavano lo sguardo anche verso di lei e  si accorse di non essere mai stata così felice in vita sua. Passò così tutta la notte, una notte che Siddy desiderava non finisse mai. Ma appena l’alba si annunciò all’orizzonte  si ricordò della promessa fatta ai suoi genitori-stelle e cercò di staccarsi delicatamente da quel luogo meraviglioso mentre quel bellissimo bambino ora stava dormendo col sorriso sulle labbra. Gli angeli avevano smesso i loro canti per non svegliarlo e tutto intorno regnava pace e serenità.
Siddy iniziò a muoversi lentamente, si ricordava benissimo la strada verso il cielo e raggiunse senza batter ciglio la sua famiglia stellare. Quando i suoi genitori, le sue sorelle e tutte le stelle del vicinato la videro arrivare, la accolsero con un grande “ohhhhhh”, poiché Siddy era diventata una stella di una luminosità indescrivibile e la sua luce era diversa e senz’altro più bella di quella delle altre stelle. Le fecero tante domande e allora la stellina che una volta splendeva poco, raccontò del suo incontro con il bambino nella culla circondato da quella luce che lei aveva voluto raggiungere dal cielo e di come quella medesima luce l’aveva avvolta durante tutta la notte. Raccontò di come gli angeli avevano cantato delle bellissime canzoni vicino alla culla di quel luminoso bambino e di come poi lui si era dolcemente addormentato.
 – Credo di aver capito – disse a Siddy la sua mamma-stella - quel bambino splendeva di una luce che, al confronto, la nostra è ben poca cosa, e te ne ha voluta donare un po’ perché l’hai voluta vedere da vicino -.
 - Siamo fieri di te carissima figlioletta - dissero allora i suoi genitori-stelle.
 – Anche noi – ripeterono in coro tutte le altre stelle.
 Poi  nel cielo si fece una grande festa  e Siddy era veramente al colmo della felicità.
 Anche ai giorni nostri, nelle notti serene e senza vento, scrutando attentamente il cielo stellato, si può intravedere la bellissima Siddy e, a fissarla bene, può succedere che lei faccia giungere un suo piccolo raggio negli angolini dei cuori che accolgono volentieri la luce ineguagliabile della bontà.

- Giovanna Giordani -






martedì 17 novembre 2015

PRECE





Siamo allo sbando
ne convieni
o Dio?
Del libero arbitrio
non ne siamo degni
Regalaci un giogo leggero
e lungo il viaggio
fa
che non ci assalga

il Male


- Giovanna Giordani - 

domenica 15 novembre 2015

martedì 10 novembre 2015

ER CROCEFISSO (Bruno Fiorentini)



Ce sta chi er crocefisso nu’ lo vòle
e va’ a capì pe quali mai risvorti.
Chi je rode se gratti indò je dòle
e io ciaggionto: “Er diavolo lo porti!”

Dice a l’umanità sante parole;
sa che cos’è er dolore, li sconforti;
nun bùggera, nu’ strilla, nun dà sòle,
è sempre pronto a perdonà li tòrti.

E c’è chi nu’ lo vò, c’è chi l’offenne,
c’chi lo fa volà da le finestre…
che - a gusto mio - sarebbe lui da appènne.

Lui cià chiodi a li piedi! Noi, però,
che ce n’avemo piene le canestre,
du’ carci in culo propio nun se pò?

- Bruno Fiorentini -

lunedì 9 novembre 2015

PETIZIONE QUANTO MAI IMPORTANTE

Propongo un'altra petizione per me molto importante.
Considerato come i cristiani sono perseguitati e uccisi in tante zone del mondo non vedo perchè in Italia si possano autorizzare certe mostre blasfeme; in nome di quale arte?


http://em.citizengo.org/dc/1Xt7NwYwwKzhv8_RIXnCOO6jzqpaoJ5xBl7EPPNKK69BRWzUWbSQuYH3F26bm_ffoEe6IVKy5qAsT4sb4qgD3lI8fP7_uGFnSAFo8ZrhRrpoCwLEeuDAJavzoV3mnG97EARo51am1CKtlQ8W5bj5uRi1PttLt1kZqabVaabe3s8=/f00iN0R0Ux001D38OXYGJ02

Naturalmente ho firmato anche perchè mi sembra un grave insulto, oltre che ai credenti, anche alla vera arte.





venerdì 6 novembre 2015

LA BETULLA







Dipingi 

il mio ritratto


prima che autunno

mi spogli

non vedi come sono bella

mi sussurrò la betulla

dal maculato tronco

e dalle fronde dorate

risplendenti al sole.

Vorrei

risposi

ma non ho tela

nè pennelli

Posso solo donarti

le carezze

dei miei sguardi estasiati

che  conserverò anche

per i tuoi rami spogli

quando chiederanno al cielo

nuovi germogli.

- Giovanna Giordani - 

lunedì 2 novembre 2015

I morti è meglio che non vedano (Gian Maria Bonaldi)



"...i morti è meglio che non 
vedano
quel che son capaci di fare i vivi e
la strada storta che sta prendendo
il mondo,
...è meglio che non si accorgano
nemmeno
che noi siamo diventati così 
poveri e
tanto miseri che non siamo
capaci
di volerci bene... no, è meglio
che i morti
stiano nella neve e nel ghiaccio
e che non sappiano di noi
altrimenti
potrebbero pensare di essere
morti invano
ed allora si sentirebbero ancora
più soli..."

- Gian Maria Bonaldi - 
(combattente in Adamello)

dal sito www.museoguerrabianca.it

domenica 18 ottobre 2015

QUANDO ANDRO' VIA





Quando andrò via
andrò via dalla mia vita
assieme ai miei amori
porterò con me i poeti
dai  cari nomi di uomo
e di donna
i magnifici spiriti inquieti
ritrosi generosi curiosi
laboriosi meravigliosi
di parole architetti
i miei prediletti

Dei miei cari poeti
dai cari nomi di uomo
e di donna
porterò con me
mazzolini di rime
e cestini di lampi e di tuoni
madrigali e limoni
infinite infinite canzoni
e tutto questo lo so
quando me ne andrò
mi basterà
per l’eternità.

- Giovanna Giordani - 

sabato 10 ottobre 2015

ANCORA L'AUTUNNO






Alberi incantati
ascoltano
le sinfonie turchesi
del cielo cristallino
e
all'invito del vento
che pare divertito
offrono foglie
ansiose di volare

- Giovanna Giordani - 

sabato 3 ottobre 2015

MINOSSE

Pensando al nostro grande Dante, nel suo 750,mo compleanno
(affidandomi alla sua indulgenza)





Stavvi Minòs orribilmente e ringhia
essamina le colpe ne l’intrata
giudica e manda secondo c’avvinghia
(Inferno, Canto V, vv. 4-6)


Minosse ha davvero un gran daffare
vedendo quel che accade ai giorni nostri
nuovi peccati dovrà giudicare

Taluni umani sembrano dei mostri
crudeli senza scrupoli né cuore
anime nere peggio degli inchiostri

Che assurdità l’umanità che muore
per mano di una parte di sè stessa
schiava di odio avidità e furore

Così Minosse il suo lavor non cessa
tutti i delitti avranno punizione
nessuna grazia laggiù è concessa

ogni  dannato avrà il suo girone
per esser stato sordo alla coscienza
si troverà  davanti al  diavolone

il quale si diverte alla presenza
di tali animelle presuntuose
loro assegnando eterna penitenza

Lamenti e grida sono vane cose
è tardi adesso per il pentimento
Minosse grida all’anime or paurose

E se c’è chi non crede a quest’evento
e continua imperterrito nel male
per poco potrà essere contento

poiché  ha calpestato ciò che vale
nel cammino fecondo della vita
e tale sbaglio gli sarà fatale


                   - Giovanna Giordani -
        
       (Menzione particolare al Premio Letterario Nazionale "Enrico Furlini" - 4 edizione 2015 - Volpiano - To) 






mercoledì 23 settembre 2015

VIVO






L’orrore non smette
di sconvolgere
ma dobbiamo sopravvivere

I ricchi sempre più ricchi
i  poveri sempre più poveri

cerchiamo qualcosa di buono
si può trovare

le stelle stanno a guardare

La speranza non smette di sperare
se decide di smettere
è finita

Il mondo è un palcoscenico
ognuno deve recitare la sua parte

L’Intelligenza
sa produrre cose grandi e belle
ma non sempre trova
cervelli ospitali
e si rattrista

Mi riconosco
Immagine passeggera

ancora vivo
sono
sono stata

presa in un giro immortale

ancora
mi accende di stupore
la bellezza
del  fiore che rinasce
vive
e muore
senza rumore

- Giovanna Giordani -

venerdì 18 settembre 2015

RECENSIONI RICEVUTE

Recensioni alla mia silloge "Sulla riva del fiume"






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Recensione di Renzo Montagnoli

Giovanna Giordani, nell’ultima di copertina scrive, fra l’altro: 
Il mio poetare non è ricercato, lo definirei naif, semplice, vero che ubbidisce ad una voce arcana che mi detta le parole per dar forma scritta alle emozioni, ai sentimenti.”
E’ una testimonianza sincera, benché l’autrice trentina non si sia accorta di aver enunciato con estrema semplicità e quindi con la massima chiarezza il segreto meccanismo con cui nasce una poesia.
E allora io aggiungo che, a fronte di tanti artificiosi formalismi e di contorti pensieri che esposti in modo inutilmente complesso si rivelano poi poca cosa, è meglio la schiettezza, quell’andare al sodo che sa di lontana matrice contadina, che chiama le cose con il loro giusto nome e che è di immediata comunicatività.
In questo suo libro raccoglie le migliori poesie della sua produzione, con temi diversi, che vanno dall’amore alla natura, dal fantastico all’introspezione, temi in ogni caso svolti in modo lineare, proprio con quella semplicità che l’autrice, giustamente, si attribuisce.
Sarà una poesia naif la sua, ma di certo non appare improvvisata, cioè solo estro e niente costruzione, poiché la linearità prevede che, più o meno consapevolmente, il poeta sappia tradurre in lettere l’idea scaturita dal sentimento o dall’emozione secondo una struttura logica atta a raggiungere un equilibrio formale, cioè il ricorso a uno stile.
Per esempio, prendiamo Il senso della vita (Conosce la sua meta / la rondine / dal cielo rapita /   / e vola verso il nido/   / l’unico senso / della sua vita).
Poesia assai breve, ma armonica e che esprime metaforicamente assai più di quello che un lettore disattento percepisce.
Oppure
Il silenzio è sovrano / sulla montagna / s’ode soltanto / il canto / lontano / di una campana.
Anche questa è assai breve, eppure riesce a ricreare l’atmosfera ieratica della maestosità delle cime, quel senso di profondo coinvolgimento interiore che dapprima sgomenta, ma che poi trascina a uno stato di intensa serenità.
Quindi ben venga la semplicità di Giovanna Giordani, purché si tratti di questa apparente semplicità, che non viene mai meno anche quando si entra nel fantastico, permeato da una struggente malinconia, come in Ofelia (…./ Crudele destino ti ha carpita/ annegando amore ed i suoi sogni / e non sai che lui mai t’avea tradita.

Per questo, per i suoi contenuti, per la varietà dei temi Sulla riva del fiume è una silloge che accompagna dolcemente la lettura, infonde serenità, aiuta anche a volare, insomma è un libro da prendere e tenere a portata di mano per quando l’affanno giornaliero ci fa dimenticare che non siamo solo carne, ma anche spirito.

- Renzo Montagnoli - 


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Recensione di Carmen Lama

Sulla riva del fiume: prima silloge di Giovanna Giordani, giunta quasi a sorpresa per lei stessa, che forse non s’era posta prima d’ora il problema di condividere con interessati lettori il suo piacere per la scrittura in versi delle sue emozioni, dei suoi pensieri e sentimenti, attraverso una pubblicazione. Bella sorpresa, invece, per lettori che amano la poesia, come la sottoscritta.
Generalmente inizio la lettura di una raccolta di poesie cercando di decifrare il senso del titolo. In questo caso, mi è venuto in mente per associazione immediata il titolo di un libro di riflessioni sul senso della vita, Sono come il fiume che scorre, di Paulo Coelho. Ma, mentre in quel testo l’autore si identifica con il fiume e ripercorre, anche in senso autobiografico, il divenire e il mutamento continuo, per dar valore alle cose più semplici e belle, ho immaginato che Giovanna stesse invece “osservando” quello stesso divenire e mutamento continuo del mondo e della vita, standosene tranquillamente “sulla riva del fiume”. Il suo osservare, che in realtà si ritrova poi assorbito nei versi poetici, non è però passivo guardare, lasciar scorrere e lasciar accadere gli eventi del mondo, bensì compartecipazione talmente profonda e intima da lasciare di sé impronta e segno visibile in ogni poesia.
L’autrice definisce il suo poetare non ricercato, ma semplice, vero, naif, quasi sottintendendo in questa definizione una sua naturale ritrosia, un suo non sentirsi vera poeta bensì solo una persona che voglia esprimere in versi la sua sensibilità.
E chi ha detto che bisogna scrivere poesie servendosi di lessico ricercato, che spesso potrebbe essere sinonimo di indecifrabile, difficile, non fruibile se non da pochissimi?
Ho piacevolmente assimilato la scrittura poetica naif (per tenere la sua originale definizione) di Giovanna Giordani alla semplicità con cui si leggono, si interpretano e si interiorizzano le sue poesie, poiché questa semplicità si accompagna ad una profondità di pensiero che dà modo al lettore di riflettere e di guardare con occhi nuovi il mondo e tutto quel che vi accade.
Già dalla prima poesia Ah, se potessi, l’autrice mette in primo piano la sua poetica dell’amore, che è il suo modo peculiare di osservare gli eventi del mondo, cercando delle strategie quasi magiche per realizzare il suo intento di vivere in armonia con l’universo, trasformando il suo essere “sillabe d’assenso” nel vero senso della vita che appunto nell’amore può risiedere e in nient’altro. In questo “la poeta” conferma il pensiero di Neruda che sosteneva che “la poesia è un atto di pace”. E non è un caso che la silloge si concluda anche con una poesia nella quale si vorrebbe capire il perché dell’esistenza del male e la sua origine, con la sottile ma non velata intenzione di capovolgerlo in bene.
I primi sonetti, ispirati da racconti, film, eventi reali, o semplici osservazioni della natura, confermano questa attenzione privilegiata della Giordani ai rapporti umani, al senso vero dell’esistenza e alla profondità di un sentimento la cui durata potrà attraversare il Tempo e oltrepassarlo, anche soltanto grazie all’incisione di un nome.
Delicatissimi, poi, sono anche gli haiku, che in brevità e concisione distillano pensieri.
La terza parte della silloge, la più corposa per numero di poesie, è di una bellezza che non si può descrivere, bisogna sentirla e viverla. Ci si rende conto di ciò, a partire dalla poesia che ci presenta “Il volto del silenzio”: solo un poeta può “vedere” questo volto e scoprire perché… “mai saprà spiegare / tutta la luce / che gli brucia dentro”! … perché è un silenzio pregno di parole, di pensieri, di voce, ma non ha voce.
Un’altra bellissima poesia da segnalare è una meta-poesia, che però si contraddice alla fine. Si tratta della messa in scena dell’umiltà della poeta-autrice, ne’ La mia poesia è una regina scalza, che poi è anche una regina nuda e bianca e che, quando diventa nera e “cammina leggera / sulle dune, / (è) incurante se il vento / traccia non lascerà / delle sue impronte”: sta proprio qui la contraddizione della poeta, nel credere che la sua poesia non lascerà impronte, mentre invece le ha già lasciate proprio in questo suo essere movimento discreto che scruta negli anfratti dei cuori.
E si potrebbe continuare svelando l’implicita “semplicità profonda” o “semplice profondità” delle altre poesie.
Ma un recensore deve fermarsi un attimo prima di togliere al lettore il piacere, la sorpresa e la voglia di scoprire da sé il senso e la bellezza di ogni creazione poetica, potendo dare a sua volta libertà alla propria mente di ri-creare significati.
E dunque concludo, riassumendo l’invito a leggere questa silloge, con l’Haiku che mi pare la caratterizzi: “Bellezza”: Alto vertice / di rara perfezione / dono d’incanto. 

- Maria Carmen Lama - 

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Recensione di Gavino Puggioni

Leggendo “Sulla riva del fiume” di Giovanna Giordani ci si imbatte, subito, in una scrittura libera, priva di orpelli linguistici, nei versi di un Poeta che sa e vuole tenere i piedi per terra, lungi dal volersi arrampicare su pomposi gradini letterari, fatti di sabbia.
La poetica della Giordani spazia nel suo intimo universo che  descrive così come lo sente, dalle terzine alle quartine, dalle rime (quasi a ricordare tempi passati o mai passati di “moda”) agli haiku, senso e sentimento accomunati mirabilmente,  rigorosamente rispettati.

Leggerla è come attraversare il nostro stesso pensiero, perchè lei è capace, con il suo dolce scrivere, di coinvolgerci  mentre comunica, di stupirci con le sue brevi carezze, di affascinarci con il suo “Senso della vita” che affida, sicura, alle ali di una rondine.
Ci incanta nella sua libertà di scrittura, chiamando a testimoni la natura, il sole, le montagne e il silenzio; elemento, questo, che abbraccia l'anima, se non il corpo, di questa scrittrice che, dopo, esplode in quell'urlo quando condanna le guerre e i prepotenti della terra che l'alimentano.
“Sulla riva del fiume” mi sembra di veder scorrere la vita, non una sola, ma quella di tanti, forse troppi, ai quali il destino ha riservato angoscie e dolori e per i quali la Giordani soffre e ne scrive con il cuore, con la penna intrisa di sentimento che solo i poeti sanno usare.

- Gavino Puggioni - 

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Recensione di Rosella Rapa

Per la prima volta mi accingo a commentare un libro di Poesie: cosa succederà?

Giovanna Giordani, nella breve introduzione in retro copertina, definisce la sua poesia “naif”.  Se questo termine fa pensare a qualcosa di eccessivamente ingenuo, bambinesco, poco curato, inesperto, puerile, immaturo, non c’è niente di più falso. Se invece ci ricorda: spontaneo, naturale, istintivo, sincero, immediato, fresco, autentico, originale, allora sono d’accordo.

Le poesie di Giovanna sono così: parlano direttamente da cuore a cuore, viaggiando per quella parte di noi che è puro sentimento, senza necessariamente transitare per la ragione.  Io non sono una grande esperta, non conosco le sottigliezze del poetare, ma ritengo che la Poesia, quella che vuol realmente darsi questo nome, dovrebbe essere così: comunicare, in maniera chiara e diretta, un moto dell’animo; senza costringere il nostro cervello a compiere passi più elaborati di quelli che servono a risolvere un’equazione tridimensionale.

Giovanna riesce sempre nel suo intento: e questo dimostra, a mio parere, una vera predisposizione, un talento naturale, che non ha bisogno né di grandi scuole né di inutili paroloni per mostrarsi.  Eppure Giovanna conosce bene le regole poetiche, dall’haiku, alle rime, alla poesia libera. Non è una sprovveduta. E’ un’anima sincera, capace di trasfondere la sua sincerità attraverso versi che colpiscono immediatamente.

Le mie preferite sono le poesie che si rivolgono alla Natura, come i brevissimi haiku dedicati ai mesi o alle stagioni;  o Autunno; Dolomiti.
Sono tutte da ammirare le poesie che, con tocco leggero, affrontano temi attuali, anche molto scottanti (Ah, se potessi; Contro la guerra; A Nadia Anjuman)
Quando poi arriviamo ad alcune con forti reminiscenze letterarie (Parsifal; Ofelia, L’incantesimo di Lady of Shalott, Anna  Bolena; Zeus) proprio non si può parlare di versi naif. Lo studio c’è, ma non si vede: i versi scorrono, carezzando gli occhi, e viene il desiderio di leggerli ad alta voce, per sentire il pieno suono delle parole.

Questo libo ci offre una selezione: forse le migliori, ma chi può dirlo? Personalmente ne avrei desiderate molte di più. E’ un libro che terrò sul comodino, da aprire ogni tanto, per trovare uno spunto di riflessione, o un quadretto capace di portare un bel sogno.

Non si può concludere senza citare almeno qualche passo della poesia preferita… ebbene io ne riporto una che mi ispira particolarmente, perché dà voce a un amore comune:


La Montagna

 Il silenzio è sovrano,
sulla montagna
s’ode soltanto
il canto
lontano
di una campana.


- Rosella Rapa -

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Recensione di Tinti Baldini

 "Non pretendo sia una recensione ma un esprimere a voi quello che mi ha dato in emozione e altro la lettura d'un fiato della silloge di Giovanna Giordani "Sulla riva del fiume" Aletti editore.
Innanzi tutto il titolo prepara a quello scorrere di versi semplici si per la loro pulizia interiore, la limpidezza cristallina di chi, come l'autrice, non si copre, si dà all'altro con autentica passione.
Vi sono versi forti d'impatto sociale, subito, all'inzio della lettura in "Ah se potessi con la poesia/ l'orror del mondo spazzar via" o "Contro la guerra" "Vorrei trovar parole tonanti... missili io le lancerei..."  poi gli Haiku che sono una bellezza per l'armonia di getto: ve ne cito uno a caso: "Inverno"  "impronte lievi/su candidi silenzi./ Il sole sogna (è un'immagine fantastica quella del sole che lascia libero il cielo per sognare...).
Raggrupperei insieme alcune poesie metapoetiche che "parlano" di poesia in un modo estremamente  personale e terso: "bello mi sembra credermi poetessa/strofinar versi su appannati specchi/per disvelar l'immagine riflessa" (come meglio disvelare la spinta che prende il cuore ..) oppure "anche il poeta è un illlusionista" o "l'amore dei poeti" è un urlo sconfinato... e "la mia poesia è una regina scalza" che trovo la summa di tutto, poesia senza presunzione, fatta di tocchi sublimi senza accorgersi, quasi in sordina.
Poi i versi legati alla natura che sempre, implicitamente  o meno, fa da sfondo al poetare di Giovanna: "la notte" "Mi invita il cielo"  "Incanto" e molte altre ancora ...

Vi sono poi alcune liriche di riflessione sul senso della vita, su Dio e sulla ricerca di esso nella splendida "Piccoli fiori gialli " e nella poesia di chiusa "il mio Dio" che è piccola luce "che soltanto io vedo" quando fa di poesia e trova la fede nell'uomo e nella speranza.
Lo stile è sobrio, senza vezzi, uno stile di chi dentro ha la serenità giusta per cogliere il meglio attorno e passarlo in emozioni linde, delicate, a passi leggeri ma che ti attraversano.
Grazie Giovanna!


- Tinti Baldini

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Recensione di Maristella Angeli 

La poesia “eterea” di Giovanna Giordani, ci conduce verso il senso della vita in cui gli elementi della natura, uniti ad una spiritualità cosmica, si plasmano in un’armonia poetica.
Ispirata a testi classici, a volte la poesia ci appare trama di narrazioni storiche. La poetessa propone anche tematiche sociali, evidenti nelle poesie “Il male” e “Contro la guerra”.
La ricerca di sé, dei valori, dei significati e della vita stessa, si esprime nella poesia “Il giorno”.
Ogni poesia sembra aver assorbito un senso karmico, “Il mio Dio”,. quasi di salvezza, che giunge al lettore in modo diretto e toccante.
- Maristella Angeli -

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Recensione di Marcello De Santis


 Della lettura dei sonetti che introducono la raccolta ho poco da dire, lo confesso, anche se alcune immagini dei versi mi hanno colpito in maniera particolare.
Poi passando a quei brevi componimenti poetici composti da soli tre brevissimi versi, sei/sette/otto parole. li ho letti tutto d'un fiato, letteralmente divorati.
Mi hanno entusiasmato, perché li ho visti materialmente, quei due innamorati che impregnano di sé tutta la raccolta, come se fossero loro quegli
specchi lontani
di lucenti anime
inammorate...

... mentre il sole abbraccia la vita, una vita vestita a festa nel canto infreddolito di un pettirosso...
Allora con animo predisposto al punto giusto, ho continuato a sfogliare il libro, certo di trovare versi ancora più consoni al mio animo già piacevolmente turbato.
E così è stato,
Dopo la bellissima terzina centrale (perfetta anche nella metrica affrontata con perizia, debbo dire), la poetessa sì è incamminata sulla strada, sempre difficile, dei versi liberi.
Perché è nei versi liberi che il lettore attento deve andare a trovare un retrogusto ora amaro ora dolce, e un'estrinsecazione di sentimenti reali, che a volte la metrica nasconde, mostrando una forma - che quando è perfetta - può celare una debole insignificante sostanza.
Ciò che non avviene in giovanna giordani, che in questi versi sciolti mostra tutta la sua bravura.
Anche se a leggere il titolo: versi liberi,  mi è venuto subito da pensare ai poeti futuristi, ma poi ho constatato che, grazie al cielo, non è così.
Queste poesie, contrariamente a quelle, non sono vuote, come le definisce Dino Campana, tutt'altro.
Sono poesie molto sentite ed equilibrate nella musicalità libera di sciogliersi per offrire al lettore l'anima della poetessa, in briciole, in gocce.
Sono rimasto colpito, ad esempio, da quel fiore
che reclina il suo capo,
fiore
indifeso
 in balia del suo mago,

e più tardi da quei leggeri abbracci dell'edera che la poetessa desidera portare al suo amato per sognare (insieme) su una stella.
In questi versi liberi ho notato una spontaneità rara nei poeti d'oggi, o in quelli (e sono molti) che si definiscono tali.
C'è una leggerezza d'espressione, presente in tutte le composizioni della raccolta, che ho constatato essere propria di giovanna.
E mi sono convinto, a ragione, che ella da il meglio di sé in questo genere di poesia.
Forse sentendosi libera da un modo obbligato proprio dal rispetto tecnico e tirannico di una metrica classica, si esprime più agilmente; e ci propone dei sentimenti che volano liberi da qualsivoglia vincolo e/o lacciolo.

Concordo con lei, quando afferma
la mia poesia
è una regina scalza
che cammina
sulle punte dell'erba
e sfiora appena
i fiori...

A volte la poesia della giordani è una poesia personale e intima, lanciata verso altro da sé per cogliere il profumo della natura che la circonda, in cerca di una vitalità che non intende perdersi nemmeno per un attimo; altre volte la si vede invece involarsi su un'aria tutta sua, al fianco di un amore che appare poco, ma si intuisce essere sempre presente, anche quando non c'è, per ispirarne i versi.
Non so se questo suo amore, forse vero, forse ideale, è da vedersi nel cigno che
col capo chino
scivola lento
sull'acqua...

cigno che piange lacrime che vanno a confondersi con l'acqua del lago.
            E nessuno sa il suo dolore.
            E nessuno conosce la fattura che gli ha propinato un mago
ei solo ne sa
di quell'incantesimo
che su di lui fece
un mago...
            E li vedo abbracciati, i due amanti, volare in alto sulla montagna in un silenzio che li tiene uniti per la vita,
fra le cime tempestose,
mano nella mano, leggeri e liberi di sognare.
           
            Forse più tardi il cielo li inviterà
a cavalcare nuvole
per rivestire il cuore...
il cuore di tutt'e due, in cerca della libertà che li porterà lontano, sulle ali del vento al quale chiederanno
di condurci in alto
dove il tempo
non esiste
per ritrovarci liberi
e splendenti
su una stella


- Marcello De Santis - 

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Recensione di Cristina Bove 

“ Il mio poetare non è ricercato, lo definirei naif, semplice, vero, che ubbidisce ad una voce arcana che mi detta le parole per dar forma scritta alle emozioni, ai sentimenti. E, naturalmente, la gratificazione più grande è riuscire a coinvolgere empaticamente il lettore che, per questo, fin d'ora ringrazio...”
 
Così dice della sua poesia la stessa Autrice, ed io sento di concordare con queste sue considerazioni, perché ne colgo a mia volta la spontaneità, che non è semplicità, ma il cuore delle cose.
La Giordani filtra ogni avvenimento e ogni emozione che la ispirano, attraverso la chiarezza genuina che si offre in immediatezza di immagini al lettore, e lo cattura, quasi per magia.
Nei suoi versi un che di arcano rimanda a riti gaelici, a musiche di cetre e cornamuse, come per esempio in
Wuthering Heights
Ora
che il silenzio ci ha riuniti
ancora
cammineremo
mio adorato
mio amore
fra le cime tempestose
perché nell'aria
che accarezza l'erica
scolpite sono
le nostre mani
nella stretta
suggellata
dal dolore.

Oppure nell'incanto di un incontro “speciale”che L'Autrice trasforma in leggiadra scena di accoglienza, con la delicatezza di un dialogo rarefatto eppure di un'intensità che commuove:
Amicizia

Fu un tocco lieve
alla porta
dell'anima
-avanti-
dissi
e apparve lei
mai vista prima
-ho udito le tue parole-
disse
-sono belle-
s'interpose un silenzio
-Grazie, entra-
risposi
E parlammo
Poi
fummo amiche
per sempre.

Sono di grande suggestione i suo Haiku: "Mare", e tanti altri tutti lievi come veli, vividi come “Stelle”.
In questi versi si avverte la sensibilità di una donna che guarda con occhi di poeta ciò che le vive intorno, che sa cogliere attimi e spettacoli della natura, facendoli rivivere nell'immediatezza con spirito nuovo, con occhi che sanno vedere oltre le apparenze.

Giovanna Giordani ci offre pagine di poesia, anche civile, connotate sempre, però, dell'impalpabilità dei suoi versi brevi, armoniosi, li definirei trasparenze d'anima.

- Cristina Bove - 

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