sabato 31 dicembre 2016

giovedì 29 dicembre 2016

IN QUESTO INVERNO




In questo inverno
si diverte il sole
a inondare la terra
di illusioni
primaverili

Qualche fiore
con un po’ di stupore
osa dischiudere la corolla
ignaro
dell’agguato del vento
gelato


-  Giovanna Giordani  -



sabato 24 dicembre 2016

IL DONO





La scatola di latta della mamma era rimasta tale e quale come lei l’aveva lasciata prima di andarsene fra gli angeli.
Agnese l’aveva riposta sullo scaffale in soffitta pensando che un giorno o l’altro l’avrebbe aperta, ma con calma, non era una cosa da fare in fretta. Erano urgenti le incombenze della vita che andava avanti.
Dopo  tanti anni e vicende, fu in uno di quei pomeriggi uggiosi di fine novembre che Agnese si decise a salire in soffitta per riordinare.
Eccola là, fra un sacco di cianfrusaglie,  la scatola tanto familiare, sembrava chiedere di essere aperta al più presto. E Agnese decise che era arrivato il momento. Si strinse nel pesante maglione e, presa la scatola, la poggiò su un vecchio tavolino scrostato.
Un odore di stantio le impregnò le narici appena riuscì a sollevare il coperchio. L’umidità aveva lasciato il segno. Cominciò lentamente a prendere in mano il “tesoro” della mamma. Tutta una serie di rocchetti di filo colorato e da rammendo, qualche ditale (quelli recuperati dai tubetti della conserva), un logoro puntaspilli, un dado nero con i numeri bianchi, l’uovo di legno, un paio di forbici, un rosario, un bigliettino per condoglianze scritto con  la inconfondibile calligrafia della mamma “partecipo al vostro dolore”, rimasto lì perché sostituito probabilmente a causa di quell’antiestetico baffo d’inchiostro uscito dalla stilo,  e poi ancora un santino di San Leopoldo confessore, i biglietti degli annunci di matrimonio dei figli, il quaderno con incollate le ricette ritagliate dalla rubrica di zia Betta di Famiglia Cristiana, qualche moneta da 50 e 100 Lire.
Ma ecco che, nel frugare fra quegli oggetti testimoni di vita, Agnese si trovò fra le mani un rotolino di plastica legato da un nastrino riciclato chissà dove. Dopo averlo liberato dal nastrino, lentamente lo distese e si accorse che aveva le sembianze di un tappetino ornamentale. Non tutti i fiorami di plastica erano rimasti incorrotti e il tutto era piuttosto ingiallito. Il ricordo esplose subitaneo. Certo, era il regalo di Natale, di un lontanissimo Natale, che lei e il fratellino avevano comprato per la mamma. Avevano convinto il papà a dare loro una piccola somma ed erano corsi al negozio più vicino del paese, che poi era quello del fruttivendolo, carichi di speranza di trovare in fretta qualcosa poiché il tempo stringeva. Era la vigilia. Il tappetino era lì, sul ripiano fra le cassette di frutta, bello disteso, tutto bianco con bei ricami plastificati,  e il prezzo era adeguato alle loro possibilità.
Alla mamma doveva piacere. Infatti lei ringraziò con la sua consueta dolcezza e lo mise in bella mostra sulla credenza in cucina. Un ornamento così avrebbe impreziosito la festa a beneficio di tutta la famiglia, la piccola Agnese ne era convinta.
Poi ci fu il presepe, l’albero con le candeline vere,  le canzoni indimenticabili.
 E l’attesa di Gesù Bambino, con i suoi doni. Doni che spesso coincidevano con quelli che desiderava la mamma, ad esempio quando lei diceva che sarebbe stata contenta se avesse portato una piccola lavagna, dei gessetti o magari un libro. Caspita! Lui come l’ascoltava! Lo stupore nel trovare proprio quei doni sotto l’albero era indescrivibile.
Agnese richiuse la scatola stringendosela al petto e, cercando di tenere a bada il magone, si sorprese a sorridere mormorando fra sé: -  per fortuna  i doni che desideravi tu, piacevano anche a noi,  tesoro mio -!

-      -    Giovanna Giordani -


martedì 20 dicembre 2016

E' NATALE (Madre Teresa di Calcutta)


Mentre Caino continua ad uccidere,  Abele rinasce nei miti e i puri di cuore, i soli degni di ereditare la terra



È Natale ogni volta
che sorridi a un fratello
e gli tendi la mano.
È Natale ogni volta
che rimani in silenzio
per ascoltare l’altro.
È Natale ogni volta
che non accetti quei principi
che relegano gli oppressi
ai margini della società.
È Natale ogni volta
che speri con quelli che disperano
nella povertà fisica e spirituale.
È Natale ogni volta
che riconosci con umiltà
i tuoi limiti e la tua debolezza.
È Natale ogni volta
che permetti al Signore
di rinascere per donarlo agli altri.

-         Madre Teresa di Calcutta

giovedì 15 dicembre 2016

I POETI (Franca Canapini)



I poeti
Non invidiate i poeti
palombari degli abissi
astronauti dei cieli
quando i loro occhi
vi trapassano e sembrano altrove;
quando vagano lievi a mezz’aria
sulle faccende faticose del mondo
Non sapete delle pietre pesanti
che si trascinano dentro
degli inferni da cui spremono musica
del loro diavolo in testa
del cuore che pulsa impazzito
fuori tempo
Non deridete i poeti
se li vedete arrancare
su speranze improbabili
progetti impossibili
mancare insicuri risposte sensate
non sapere mai che ore sono
faticare a atterrare;
se li vedete sbandare e come funamboli
mantenersi col piede nel vuoto
Non sapete che spesso precipitano
non visti si abbracciano in posizione fetale
a scontare da soli anche il vostro dolore
Amate i poeti
questi Vecchi Bambini
che setacciano intenti gli umori del mondo
che nella carne e nel sangue esaltati
si rovesciano audaci
a ricomporre i frantumi delle vostre speranze
che da chimici esperti
maneggiano parole urticanti
trasformando l’oscuro in brillante
e vi visitano quando dormite
e vi baciano in fronte se siete soli
 (Franca canapini da Viaggio nella poesia – 2014)

venerdì 9 dicembre 2016

NATALE 2016




È più folta la schiera degli angeli
in questo Natale
anche  Aylan è fra loro
con i bimbi  del mondo
dalle guerre e dagli odi  falciati

Si smorzano i canti di gioia
lassù fra le stelle
silenzio  silenzio
 si mormora piano
udite  udite
il pianto divino?
Silenzio  silenzio
gli angeli  assieme a Maria
asciugano piano
le lacrime amare del  Dio
tremante Bambino

- Giovanna Giordani

martedì 29 novembre 2016

SE UN'ANIMA E' NATA CON LE ALI (M.I. CVETAEVA)




Se un'anima è nata con le ali,
cos'è per lei il palazzo e cos'è la capanna!
Cos'è Gengis Khan per lei - e cos'è - l'Orda!
Due nemici ho io a questo mondo,
due gemelli - indissolubilmente fusi:
la fame degli affamati - e la sazietà dei sazi.

- Marina Ivanovna Cvetaeva -

venerdì 4 novembre 2016

Perché, mamma Africa?



Risultati immagini per migranti



Perché  mamma Africa scacci i tuoi figli
e le tue figlie?
Perché dai retta al demone del male
e li lasci andare a morire nel mare?

Perché non sai amare i tuoi figli
e le tue figlie
e non li sai proteggere
obbligandoli a fuggire?

Perché non ascolti
il loro desiderio di vita
giustizia, libertà e  amore
mamma Africa?

- Giovanna Giordani

mercoledì 19 ottobre 2016

LA DOLCEZZA DELLA SERA




Un brivido
attraversa l’aria
all’abbandono lento
del sole

D’intorno
una  muta dolcezza
si espande
nell’accogliere il sonno
calante
sull’amato sguardo
del giorno

- Giovanna Giordani -

lunedì 10 ottobre 2016

MIGRATORI



 In gerarchie di forza
                       fende l'aria
         uno stormo di uccelli migratori
                puntando verso sud
                   sicuro di trovare
              una vita migliore

                   Originano danze 

                         le prove generali
                                           del viaggio 
                                che all'unisono s'appresta
                                             sorvolando
                     il paese infreddolito

                               Un passante

                       un po' meno distratto
                       alzando gli occhi al cielo
                    si sofferma a guardare
                             stupefatto
                   come rapito da un incantamento
                                         Poi
                            con passo lento
                  riprende a camminare.

- Giovanna Giordani - 

lunedì 3 ottobre 2016

I PENSIERI DI AMELIA

Dedicato alle amiche (c'è anche qualche amico, credo) che mi leggono e commentano e che, come me, sognano un mondo migliore


C’era una volta una bambina che si chiamava Amelia. Viveva vicino al mare in un grazioso paesino di pescatori. Amelia amava molto il mare e le piaceva osservarlo in silenzio, seduta sulla spiaggia dove rimaneva tutto il tempo che le era possibile.
Guardava il mare e nella sua mente si affacciava una moltitudine di pensieri con i quali stava volentieri in compagnia perché erano pensieri di pace e serenità.
Un pomeriggio d’estate, mentre i suoi occhi erano puntati verso il cielo,  un enorme gabbiano grigio la sorvolò vicino al capo e…zac, le rubò i  pensieri.
 Amelia lo guardò allontanarsi disperata e iniziò a piangere.
Dopo qualche minuto sentì accanto a lei un soffio di vento e all’improvviso si trovò dinanzi una bellissima fata che le sorrideva.
-       Perché piangi bella bambina? – le chiese la fata.
Si può immaginare lo stupore e la meraviglia di Amelia di fronte a quella visione. La fata se ne accorse e la incoraggiò così:
 - non spaventarti, io sono la fata del mare e passavo di qui per cercare la mia collana di conchiglie preferita che ho smarrito qualche giorno fa. Dunque non vuoi proprio dirmi qual è la ragione delle tue lacrime? –
Allora Amelia riavutasi dalla sorpresa rispose con la voce rotta dai singhiozzi:
 - un grande gabbiano mi ha rubato i pensieri mentre ero intenta ad ammirare il cielo azzurro come il mare -.
- Oh, questo è proprio un brutto guaio – rispose la fata – ma io voglio aiutarti. Conosco il luogo dove si riuniscono i gabbiani per i loro convegni vespertini. Ma come farò a capire qual è,  fra i tanti,  quello che ti ha rubato i pensieri? Dovresti descrivermelo un po’.
– Ho visto solamente che era più scuro degli altri ed aveva le zampe blu, anziché gialle come quelle di tutti i gabbiani – rispose Amelia.
Allora la fata promise ad Amelia che avrebbe cercato il gabbiano ladro di pensieri e che sarebbe tornata il giorno successivo, nello stesso posto sulla spiaggia, all’ora in cui si erano conosciute.
Amelia si sentì un po’ rasserenata da questo stranissimo incontro e ringraziò la fata del mare.
Il giorno dopo Amelia non mancò  all’appuntamento con la fatina,  la quale si presentò col solito sorriso luminoso e le mani che tenevano stretto uno scrigno a forma di conchiglia.
Amelia la salutò con gioia e speranza. Si sedettero ambedue su uno scoglio che stava li vicino e la fata iniziò il suo racconto.
- Devi sapere – disse – che non ho faticato molto a rintracciare il “tuo” gabbiano in quanto le sue zampe blu spiccavano fra tutte quelle gialle dei suoi compagni. Ma oltre alle zampe blu  aveva sul capo una coroncina luccicante di pietre preziose dai colori dell’arcobaleno. Egli se ne stava in disparte e non partecipava alla conversazione con i suoi compagni,  allora mi sono avvicinata e, siccome io so parlare la lingua dei gabbiani, gli ho chiesto come mai aveva le zampe blu e la coroncina di perle variopinte sul capo. Notai nei suoi occhi una luce riconoscente ed egli incominciò a raccontarmi la sua storia:
-        gentile fata, io sono vittima di un incantesimo in quanto sono un re di un regno lontano ed ero sempre impegnato in guerre e uccisioni finché il mio cuore mano a mano che il tempo passava diventava sempre più insensibile al dolore che provocavo ai miei simili. Ma un giorno toccò a me perdere una guerra e fui imprigionato in un maestoso castello il cui re aveva dei poteri speciali. Lo implorai insistentemente di lasciarmi la vita e la libertà. Questo re mi rispose che avrei avuto  la vita e la libertà, ma sarei stato trasformato in un gabbiano.  Inoltre mi disse che se volevo ridiventare umano avrei dovuto portargli i più bei pensieri che esistessero al mondo. Così, dopo tanto vagare per i cieli, quando ero ormai sfiduciato e rassegnato al mio destino, un pomeriggio vidi sulla spiaggia in riva al mare una bellissima bambina che guardava estasiata il cielo e sopra la sua testa dentro una piccola nuvola bianca brillavano i pensieri più belli del mondo. Senza esitazione li carpii in fretta e questi si tramutarono subito nella corona che mi vedi sul capo,  a conferma  che erano proprio i più bei pensieri del mondo che mi avrebbero potuto liberare dall’incantesimo. Mi fermai in questo luogo per riposarmi un po’ dal mio vagabondare e assaporare la mia gioia, prima di intraprendere il viaggio verso il regno del re-mago.  Ma quando ho cercato di spiccare il volo  le mie ali non riuscivano  più ad aprirsi e così sono disperato. -  
- Le tue ali non si aprono – dissi al gabbiano -  perché la bambina alla quale hai rubato i pensieri ora è triste e piange, perciò ti chiedo di darmi la coroncina dei pensieri affinché io possa restituirgliela.-
- Il gabbiano sulle prime si rifiutò, ma poi, consapevole che in ogni caso non avrebbe potuto volare, mi permise di toglierla dal capo ed eccola qui.-
La fata aprì lo scrigno a forma di conchiglia ed apparve la coroncina luccicante di perle dai colori dell’arcobaleno.
-       Ecco i tuoi pensieri,  Amelia -  disse la fata -  il gabbiano te li restituisce e ti chiede scusa per averteli rubati.-
-       Ma lui  sarà sempre vittima dell’incantesimo – rispose Amelia – non voglio che la sua vita sia così triste a causa mia.-
A queste parole la coroncina cominciò a brillare di una luce accecante e lentamente nello scrigno ne apparve un’altra uguale identica.
La fata capì immediatamente cosa era successo e, presa la seconda coroncina,  si avviò in cerca del gabbiano dalle zampe blu. Lo ritrovò dove l’aveva lasciato e gli posò la coroncina luminosa sul capo.
-       Ora noi due voleremo insieme  da Amelia – gli disse.
In poco tempo la raggiunsero. Quando Amelia vide che il gabbiano aveva sul capo la coroncina uguale alla sua ne fu molto felice. Il gabbiano dalle zampe blu sostò per qualche attimo sullo scoglio vicino e poi,  emettendo un forte strillo e sbattendo le ali, si levò nel cielo seguito dagli sguardi della fata e di Amelia finché divenne un piccolo puntino nell’azzurro infinito.
Amelia si augurò che il gabbiano dalle zampe blu arrivasse sano e salvo dal re-mago con la coroncina dei pensieri, al fine di poter spezzare l’incantesimo e ritornare un essere umano.
In pochi giorni le erano accadute cose straordinarie. Si guardò attorno. La fata era scomparsa come era venuta, allora Amelia cercò la coroncina, ma anche questa era sparita. Però sentiva che nella testa i suoi bei pensieri erano tornati al loro posto felici e contenti.
Passarono gli anni. Amelia era diventata una bella ragazza e tutti in paese le volevano bene. Non aveva perso l’abitudine, però, di andare alla spiaggia per farsi incantare dal mare.
Fu così che, durante uno di quei momenti, scorse sulla rena una grossa bottiglia. Incuriosita, si affrettò a raccoglierla e, vedendo che conteneva un biglietto, tolse il tappo e lo estrasse. Era un foglio bianco sul quale erano scritte con lettere d’oro queste parole:
- Grazie Amelia, i tuoi bei pensieri mi hanno salvato la vita. Li sto portando in giro per il mondo perché voglio donarli a tutti i re,  affinché nei loro regni torni la pace, l’amore e la felicità,  come è successo nel mio, dopo averti incontrata .-
 Amelia alzò lo sguardo e vide una grande nave bianca che si muoveva lentamente in alto mare.
 Rimise il biglietto nella bottiglia e, colma di gioia, s’incamminò verso casa, mentre i gabbiani l’accompagnavano, alti, danzando.



 - Giovanna Giordani

giovedì 15 settembre 2016

TUTTO A POSTO




Ancora mi guarda la montagna
e la strada si lascia camminare
Qualche volto è scomparso
e qualche altro è riapparso
Indifferente il cielo
regala i suoi spettacoli
d'incanti
per catturare estasi
innocenti
e imprigionare istanti
inconsistenti.
E mentre avanzo
impercettibilmente
nella sera silenziosa
sembra che sia
tutto a posto.

- Giovana Giordani - 

giovedì 8 settembre 2016

I PASSI DI SETTEMBRE





I passi di settembre son felpati
si muovono nei solchi dell’estate
e sostano nel cielo che non vuole
ancora rinunciare al suo turchino

I passi di settembre vanno lievi
privando l’erba delle loro impronte
si affidano ad un vento che li guida
fra gli alberi ormai gravidi di frutti


che attendono il momento di donare

- Giovanna Giordani -

mercoledì 3 agosto 2016

LEI



Di tutta

quella moltitudine di giorni

di tutti quei dolori

di tutti quei perché

di tutti quei sorrisi

incartapecoriti

e gli abbracci stranieri

le eran rimaste dentro

poche note

quelle lontane

del Danubio blu

che la facevan lieve

e lei girava, girava, girava

e rideva, rideva, rideva...

- Giovanna Giordani - 


mercoledì 27 luglio 2016

LA PIEVE DEL MIO PAESE




E’ grande la pieve del mio paese
sembra una madre con le braccia tese
verso i suoi figli in cerca di riparo
come nel mare rassicura il faro

Brillano gli ori alle candele accese
chi la volle non badò certo a spese
per ornarla, un principe non avaro
assunse artisti dall’ingegno raro

La contemplo e ripenso al mio passato
le solenni  funzioni  e l’innocente
rapimento dell’animo incantato

dalla sacra bellezza  onnipresente
che un po’ stregava il cuore lieto e grato
al pensiero di un Dio benedicente.


- Giovanna Giordani - 



domenica 24 luglio 2016

CAMBIARE IL MONDO (Vivian Lamarque)







Invece sì, invece forse sì,
le poesie lo cambieranno un poco
il mondo.
Però tra tanto
tanto di quel tempo
sì me lo sento
che dalle poesie verrà un poco
di cambiamento
ma come un nevicare lento lento lento.


      - Vivian Lamarque - 

martedì 19 luglio 2016

LIBERTA'




In giubilo
di catene spezzate
io seduco 
gli umani

e un'antica amicizia
mi lega
al loro destino

- Giovanna Giordani

sabato 16 luglio 2016

IL MALE

Il male continua a imperversare sul mondo seminando morte e indicibile dolore
Se un dio esiste ed assiste non ci resta che pregare:
...Liberaci dal male...




              Il male
              nasce forse 
              dal fulcro della terra
              nella rabbia del fuoco 
              prigioniero
              oppure
             dal gelo dei ghiacciai
             o dentro ai temporali
             Il male 
             nasce forse 
             nella smania del vento
             di scuotere ogni cosa
             Forse 
             ha nascosto un gene
             negli aridi deserti  
             o in fondo ai mari.
            Non nasce certo 
            in chiarità di cieli 
            o dentro ai fiori
            nei voli d'aquiloni
            o nei colori degli arcobaleni.
            Perché 
            più d'un umano
            s'imbatte nel suo ghigno 
            e cade vittima
           del suo invisibile pugnale?
           Chissà da dove nasce 
           il male.


         -  Giovanna Giordani - 

mercoledì 13 luglio 2016

AD ALCUNI PIACE LA POESIA (W. Szymborska)




Ad alcuni -
cioè non a tutti.
E neppure alla maggioranza, ma alla minoranza.
Senza contare le scuole, dov'è un obbligo,
e i poeti stessi,
ce ne saranno forse due su mille.

Piace -
ma piace anche la pasta in brodo
piacciono i complimenti e il colore azzurro,
piace una vecchia sciarpa,
piace averla vinta,
piace accarezzare un cane.

La poesia -
ma cos'è mai la poesia?
Più d'una risposta incerta
è stata già data in proposito.
Ma io non lo so, non lo so e mi aggrappo a questo
come all'àncora d'un corrimano.

- Wislawa Szymborska -

domenica 26 giugno 2016

PRIMA DEL TEMPORALE







Tuonano dal cielo
allarmanti presagi

Nei prati in fiore
il vento più non gioca
ammutoliscono i grilli
ed ogni altra voce

Gravide nuvole grige
avanzano lentamente
inghiottendo il sole

Fra respiri sospesi
dignitosa si espande
fatalista
l’attesa…

- Giovanna Giordani

domenica 12 giugno 2016

HO LIBERATO UN'APE






Ho liberato un’ape disperata
divisa dal suo cielo
dalla vetrata della mia finestra
certo era un’ape maldestra
ad  essersi persa
dentro la mia stanza.

Ho liberato un’ape imprigionata
e se n’è andata
pungendo l'aria
di felicità

- Giovanna Giordani


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